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Ritratti. L’emozione di un volto. Mario Pessott ritrattista

(n°2/2010 maggio/giugno 2010)

 

" Farai la figura in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell'animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile "  Leonardo da Vinci

La bellezza di un ritratto è la sua capacità di svelarci la persona nel suo apparire e nel suo essere, di parlarci di lei, di quel vissuto materiale ed emozionale che ne segna il volto, alimentandone l’espressività. Il ritrattista è nel contempo artista ed esploratore dell’animo umano. La sua creatività, limitata nell’espressione dalla necessità della verosimiglianza, lo spinge ad andare oltre le apparenze, a penetrare il volto di colui il quale dovrà ritrarre.

Ne ‘Il Vocabolario dell’arte e del disegno’ (1681) Filippo Balducci definisce il ritratto ‘figura cavata  del vero’.  ‘ Cavare’ è un verbo che nella sua immediatezza visiva, semantica e sonora rimanda a quel momento intimo, sacro in cui le mani dell’artista nel riprodurre le fattezze di un volto, ne svelano quasi con un atto violento lo spirito, l’interiorità. E’ in questo guardare nell’ interiorità dell’altro che l’artista si ritaglia uno spazio per se stesso, per esprimere nel modo più vero e profondo il proprio io artistico ed il proprio mondo interiore. Il ritratto diventa vivo, vero, dialoga con l’osservatore, lo stupisce, suscita in lui ad ogni visione nuove emozioni e nuove riflessioni.

Mario Pessott si avvicina al ritratto del tutto casualmente. La ricchezza d’argilla del territorio in cui vive e la sua innata curiosità artistica lo spingono a tentare questa nuova esperienza creativa, vissuta con la leggerezza e l’istintività di un gioco. La figlia, la moglie, gli amici sono i primi soggetti di questa avventura; tra le sue mani l’argilla grezza, piena di impurità, raccolta nei boschi dietro casa, si trasforma subito in ritratti dalla grande forza espressiva.

Dalle prime prove ai soggetti importanti: Michel Rodange il poeta nazionale del Lussemburgo, André Hentges, i bambini, i Papi …. La capacità introspettiva ed l’ innata manualità gli consentono di sentire materialmente e spiritualmente il volto da ritrarre: già dopo il primo abbozzo la fisionomia del soggetto affiora dalla massa informe dell’ argilla e si impone allo sguardo con tutta la sua personalità. Mario Pessott vive ogni ritratto con lo stupore della prima volta: il veder sbocciare tra le sue mani la persona, che sta ritraendo, lo meraviglia e lo spinge ad esplorare nuovi orizzonti tecnici, nuove soluzioni compositive, che gli consentano di rappresentare con immediatezza e precisione sempre maggiori l’emozione di un volto. Ed è da questo rinnovarsi dello stupore, che si sprigiona la forza espressiva dei suoi ritratti.

Questo quaderno presenta una selezione delle opere più rappresentative dello scultore. Non è un catalogo di immagini, di opere nel senso tradizionale del termine; esso vuole essere un racconto per immagini, nel quale le opere, succedendosi una dopo l’altra, raccontano attraverso i loro particolari lo stupore, l’incredulità dell’artista che vede materializzarsi dal nulla tra le sue mani le fattezze di un volto.

ELENA PESSOTIntroduzione in 'Ritratti. L'emozione di un volto. Mario Pessott ritrattista 1976 - 2010' , ' I Quaderni d'Arte della Fondazione Artistica' II/2010

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