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RASSEGNA CRITICA


 Enciclopedia Universale SEDA della Scultura e della Pittura Moderna:

“[….] Il Pessott è giunto ad espressioni del tutto personali per concezione e realizzazione. La perizia che dimostra nei lavori dei metalli, del legno, la conoscenza in generale delle tecniche per la lavorazione della creta, degli smalti, risorgono con particolari effetti in quelle realizzazioni che si allontanano dal prodotto artigianale per accostarsi alla vera e propria forma d’arte […]”
 
 
Lorenzo Somma in Luciano Comuzzi, 'Mario Pessott', Treviso 1980:

“ [….] La ricerca e l’individuazione di tecniche espressive e compositive nuove e diverse seconda della tipologia variante del prodotto non erano disgiunte da un continuo verificare e misurare se stesso in confronto ad individuati modelli del passato; per cui l’esecuzione risultava l’effetto di un’indagine minuziosa sulla storia delle civiltà e sulla tradizione tecnica artigianale ed artistica, corredata da osservazioni dirette, di misurazioni, di letture e riletture per recuperare dal passato simboli e valori come risposte ad esigenze esplicite di carattere funzionale ed ornamentale e in ogni caso introspettivo. 
Il lavoro di Mario Pessott, dunque, si rivelava una continua tensione conoscitiva rivolta al passato per riscoprire nell’attività dell’uomo stesso, non l’uomo del benessere, [….] bensì l’uomo artifex, artefice con le proprie mani della propria realtà e degli strumenti atti a controllare e a modificare gli eventi…..
Quanto prima era concesso ai ritmi armonici eleganti e preziosi nei fregi ornamentali è ora tradotto nell’incisione in linee essenziali e nervose: il disegno incalza lo spazio piano del metallo con segni netti e marcati, che evidenziano profonde prospettive, ai quali sono affidati nel contrasto violento con le luminose superfici lisce effetti cromatici sorprendenti, mentre il soggetto rappresentato evidenzia nel suo schematismo quanto di universale comunica: e come una costante, illustra il pathos che deriva dall’essere nello spazio, pathos, che attinge a molteplici modi di sentire, dalla impetuosità, dall’irruenza dalla gioia di vita , al doloroso abbandono, alla rinuncia, alla sconfitta (i crocefissi)
Nelle sculture a volte ritorna questo stesso senso nervoso, in quieto ed inquietante modo di comunicare la propria tensione verso il reale, che tradisce nelle forme che si accavallano il tumulto interiore non risolto dalla certezza di un definitivo approdo, quale che sia e se mai possibile, e nello stesso tempo rivela nella plasticità dei volumi la convinzione che la vita sia innanzitutto movimento e che questo significhi comunque sforzo comune di progresso interiore nella continua trasformazione delle forme; e a volte esso di smorza in sinuosità più dolci, più armoniche, quasi voluttuose che potrebbero far pensare ad una pace interiore se non raggiunta almeno vicina. 
Se non che ciò che è ricorrente nelle sculture, l’essere per lo più secondo linee marcatamente verticali, pur nella solida e quasi impenetrabile struttura, tradisce l’urgenza non certo serenante di un anelito conoscitivo che tende a trascendere l’Essere verso le sfere metafisiche dell’Assoluto, solo nelle quali forse l’uomo-eroe potrà un mistico abbandono e la risoluzione delle tensioni”.
 
Discorso Inaugurale del sindaco di Waldbilling-Lussemburgo, prof. Gerard Bender, 20dicembre 2002:

“[…] Considerato il pregio artistico del Suo Lavoro, pendo naturalmente ai due busti di bronzo raffiguranti
Michel Rodange ( vedi scheda ) e André Hentges ( vedi scheda ), i concittadini illustri del nostro paese, abbiamo naturalmente pensato a Lei anche per l’esecuzione della figura centrale dell’opera letteraria di Michel Rodange.
I fatti hanno validamente suffragato la nostra decisione,in quanto Lei si è rivelato senz’altro in grado di concepire un’opera capace di illustrare, attraverso un’espressività moderna, i tratti salienti della figura della Renert, l’incarnazione della scaltrezza e dell’arroganza, sapientemente equilibrate da intelligenza ed arguzia. 
Una visita al Suo atelier ci ha permesso immediatamente di constatare come Lei avesse saputo immergersi nello spirito della figura centrale di Michel Rodange, che tanto significa per il nostro comune […]”

 
Luxemburger Wort’ del 23 dicembre 2002:

“ […] La Ministre de la Culture, Madame Erna Hennicot-Schoepges, a aussi souligné que pour la comune c’etait una veritable chance qu’elle ait pu travaillere avec une artiste aussi fameux que Mario Pessott qui, avec une grande sensibilité a mis dans son oevre exactement ce que nous tous lisons dans l’œuvre du poéte. A la fin la Ministre a souligné que l’œuvre essentielle écrite dans notre langue reste aujourd’hui d’actualité, qu’il y a toujours des personaìnages qui apparaissent dans le livre
Renert’, comme par exemple le renard malin […] ». vedi scheda
 
 
Mons. Rino Bechevolo, Direttore Museo Diocesano d’Arte Sacra ‘Albino Luciani’ in L’Azione del 28 febbraio 2010:
"L’arte, come tutte le realtà di questo mondo, è in continua evoluzione. ‘Non progredire è regredire’, diciva a suo tempo S. Agostino. C’è chi preferisce usare la parola ‘progresso’, sottintendo che ciò avvenga nel rispetto dei valori fondamentali riconosciuti.
Secondo Jacques Maritain, la radice profonda dell’arte si scopre nella filosofia di S.Tommaso d’Acquino che la definisce ‘splendore della verità nelle parti ben distribuite della materia’
Ciò premesso, nessuna meraviglia, quindi, che nel nostro Museo Diocesano d’Arte Sacra ‘Albino Luciani’, da poco tempo, occupi un posto di particolare
rilievo un grande crocefisso, opera moderna di Mario Pessott, artista vivente.
Non si tratta di un dipinto e neppure di una scultura: la chiameremo originale composizione.
L’autore, alla luce di una tormentata ricerca di valori meno noti, per realizzare la sua opera esplora, in questo caso, le innumerevoli potenzialità formali e creative del ferro, metallo a lui caro.
Il crocefisso, grazie ad una tecnica assolutamente originale di lavorazione plastica del metallo, viene sublimato attraverso la luce che filtra da se stesso.
In particolare: all’occhio attento dell’osservatore non sfugge che la testa del Cristo è ottenuta da un pezzo unico di lamina di ferro e, mediante una giustapposizione di triangoli, quale riferimento simbolico di dogma trinitario.
Sta di fatto che i visitatori del Museo rimangono spontaneamente sorpresi e ammirati per l’originalità di quest’opera d’arte e, ciò che più conta ne colgono in pieno il drammatico sconvolgente significato.
A questo punto è possibile dare una risposta convincente all’interrogativo che molti si pongono. Qual è il rapporto fra arte e fede, fra bellezza e senso della vita. In ogni forma d’arte c’è una tensione verso l’eternità, il mistero, l’infinito.
L’artista spegnolo Joan Mirò ha detto: ‘L’arte non rappresenta il visibile ma l’invisibile che è nel visibile’. 
Un emozione trascendente sui temi ultimi, come l’amore e la vita, il male e la morte ". vedi scheda
 
 
Enzo Celant, 25 luglio 2012
Trovo bellissime le onde e il loro turbinio e il tratteggio, che da esse risulta, preciso, essenziale e conclusivo. E' come se osservando il mare burrascoso, ci venisse l'idea del disegno della nave che lo può attraversare.Il lavoro di Mario Pessott lo intendo come una sorta di condensazione, riordino e instradamento poetico di forze prima caotiche. vedi scheda
 
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