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LEGNI. DIVERTISSEMENT. LE SCULTURE LIGNEE DI MARIO PESSOTT

(4/2014 - agosto/settembre2014)

 

«….Ma non solo la scultur a move gli affetti ad amare dilettando
ma commuove a pietà i cuori umani…»

Orfeo Boselli (1600 ca -1667), La nobiltà de la scoltura – Lectione recitata ne l’Accademia del Disegni di S. Luca  30 dicembre 1662

 

Quando guardiamo una scultura, quando ne accarezziamo la superficie con mani timorose, ma avide di conoscenza all’improvviso veniamo attraversati da una strana sensazione di stordimento; le nostre certezze crollano, rimaniamo ammutoliti, incapaci di trovare le parole per esprimere razionalmente le nostre sensazioni, le nostre emozioni «perché ella (la scultura) è tale, che dilettando al viso, ed al tatto, ha mossi gli affetti amorosi»1…. Nonostante questa sorta di rapimento estatico, vogliamo capire, conoscere l’opera, l’artista; continuiamo a toccarla, come se il prolungare il piacere fisico ci permettesse di penetrarne i segreti più nascosti; le nostre mani sono i nostri occhi: sentono il materiale, la sua storia, la sua personalità; sentono il lavoro dello scultore, il suo dialogo intimo e a volte sofferto con la materia; incontrano le sue mani, la sua ispirazione creativa, la sua interiorità...

Con questo quaderno prosegue il viaggio all’ interno della vasta produzione di sculture lignee di Mario Pessott. Sfilano una dopo l’altra otto sculture, dedicate alla rappresentazione del corpo umano. Si tratta di uno dei temi più antichi (dunque più ricchi di storia e per questo più difficili), più misteriosi della storia dell’arte e nello specifico della scultura. Per ogni scultore esso è una sfida: scolpire il corpo umano significa misurarsi con l’uomo, con il suo essere corpo e spirito, con il suo essere individuo sociale; significa rappresentare nelle movenze e negli atteggiamenti del corpo i moti dell’animo, il ritmo del respiro, il ritmo del cuore; significa riflettere sul rapporto dell’uomo con l’epoca e l’ambiente nel quale vive….

Per Mario Pessott scolpire è riflettere sul mistero della vita, sulla storia, sull’ Essere. Le sue sculture sono materializzazioni delle sue riflessioni. Per questo la rappresentazione accademica del corpo umano (o per usare una terminologia più appropriata, l’imitazione del corpo umano) non lo interessa: la ritiene una modalità espressiva inadeguata ad esprimere le tensioni, le lacerazioni, le contraddizioni di un epoca, come quella contemporanea, che disorienta l’uomo nello spirito e nel fisico.

La materia legno partecipa a questa riflessione scultorea; con le sue proprietà meccaniche, con il suo colore, con i suoi limiti fisici, essa mette alla prova la sua fantasia e le sue abilità artigiane di scultore e nel contempo ne stimola la ricerca di soluzioni plastiche e figurative che diano voce alla sua riflessione sull’uomo contemporaneo: attraverso un gioco di scomposizioni, di ricomposizioni, di stilizzazioni via via sempre più ardite, il corpo viene trasformato, viene trasfigurato, viene idealizzato, viene spogliato della sua dimensione materiale, diventa spirito; il ritmo della luce che vibra lungo le linee ora nervose e taglienti, ora morbide ed avvolgenti del disegno, che si infrange al contatto con superfici ora lisce e riflettenti ora aspre e scabrose (non finito) ci conduce nel mondo interiore dell’artista, dove l’aspirazione per un mondo di equilibrio, di bellezza spirituale e materiale, scontrandosi con una realtà ben diversa, diventa un potente messaggio di speranza per il futuro. 

Egli dunque volge altrove, cambia direzione; diverte e ci fa divertire: le sue sculture (ed in particolare le otto presenti in questa pubblicazione) ci invitano ad uscire da noi stessi, ad abbandonare convinzioni e schemi figurativi convenzionali e a lasciarci guidare nella conoscenza dalla speranza, dall’immaginazione, dalla fantasia, dalla curiosità, dalla meraviglia, perché per usare le parole di Pietro Sforza Pallavicino la meraviglia «scaturigine d’un sommo piacere intellettuale in quanto è sempre congiunto col sapere ciò che prima era ignoto. E quanto più era ignoto o più eziandio contrario alla nostra credenza tanto è maggiore la meraviglia, e insieme il piacere di aver acquistata una certezza da noi fino a quel momento affatto remota e nulla sperata» 2

 

ELENA PESSOTIntroduzione in 'Legni. Divertissement: le sculture lignee di Mario Pessott', - seconda parte  - ' I Quaderni d'Arte della Fondazione Artistica' IV/2014

 

1. Orfeo Boselli, La nobiltà de la scoltura – Lectione recitata ne l’Accademia del Disegni di S. Luca , op. cit. in Elisabetta Di Stefano, Orfeo Boselli e la “nobiltà” della scultura, Centro Internazionale Studi Estetica, n°64 - aprile 2002 pp.73-84

2. Pietro Sforza Pallavicino, Trattato dello stile e del dialogo, 1662 in Opere, II, Milano, Nicolò Bettoni e comp. 1834, p.600

 

galleria d'arte on line: sculture moderne

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